Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Questi otto obiettivi interdipendenti generano un circolo virtuoso di decrescita serena, conviviale e sostenibile. (Si potrebbe allungare la lista delle “R” con: Rieducare, Riconvertire, Rifinire, Rimodellare, Ripensare ecc., ma tutte queste “R” sono più o meno incluse nelle prime otto) .

Rivalutare significa rivedere i valori nei quali crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita e cambiare quelli che devono essere cambiati. L’altruismo dovrebbe prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza sfrenata, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il gusto di una bella opera sull’efficienza produttivista, il ragionevole sul razionale ecc. Il problema è che i valori attuali sono sistemici, il che significa che sono suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta essi contribuiscono a rafforzare.

Riconcettualizzare o reinquadrare secondo Paul Watzlawick, John Weakland e Richard Fisch, “significa modificare il contesto concettuale e/o emozionale di una situazione concreta, ovvero il punto di vista dal quale essa è vissuta, collocandola in un altro quadro che corrisponde altrettanto bene, o ancora meglio, ai “fatti” di quella situazione concreta, il cui senso, di conseguenza, cambia completamente”. (Watzlawick, Weakland, Fisch. Changements. Paradoxes et psychothérapie, Seuil, Paris, 1975, p.116-117).

Ristrutturare significa adattare l’apparato di produzione e i rapporti sociali in funzione del cambio di valori. Tale ristrutturazione sarà tanto più profonda quanto più verrà sradicato il carattere sistemico dei valori dominanti.

Rilocalizzare significa produrre localmente i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione, a partire da imprese locali finanziate con i risparmi raccolti localmente. Un principio fondato sul buon senso e non sulla razionalità economica. 

Ridistribuire significa ripartire le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale. Non si tratta tanto di “dare” di più, quanto di predare di meno. Ridurre vuol dire ridurre gli orari di lavoro, ma anche diminuire l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare. Bisogna ridurre il nostro consumo materiale fino a che l’impronta ecologica corrisponda a un solo pianeta. Per fare ciò occorre Riutilizzare invece di buttare gli oggetti e gli utensili di uso comune e anche a Riciclare gli scarti incomprimibili delle nostre attività. 

Osare la decrescita nel Sud significa tentare di innescare un movimento a spirale per mettersi sull’orbita del circolo virtuoso delle Otto “R”. Questa spirale introduttiva potrebbe organizzarsi con altre “R”, contemporaneamente alternative e complementari, come Rompere, Riannodare, Ritrovare, Reintrodurre, Recuperare ecc. Rompere con la dipendenza economica e culturale dal Nord. Riannodare il filo di una storia interrotta dalla colonizzazione, dallo sviluppo e dalla mondializzazione. Ritrovare l’identità e riappropriarsene. Recuperare le tecniche e i saperi tradizionali. 

Se, al Nord, vogliamo davvero manifestare una preoccupazione di giustizia più forte che la sola e necessaria riduzione dell’impatto ecologico (per Rimborsare il debito ecologico; anche se la restituzione del patrimonio saccheggiato è molto problematica), forse bisognerà dare spazio a un altro debito il cui rimborso è a volte richiesto dai popoli indigeni stessi: la Restituzione dell’onero perduto, che potrebbe realizzarsi attraverso una partnership di decrescita con il Sud. Al contrario, mantenere o, ancora peggio, introdurre la logica della crescita nel Sud con il pretesto di farlo uscire dalla miseria creata da questa stessa crescita non può che occidentalizzarlo ancora di più. Un drastico ridimensionamento dei processi che comportano danni ambientali, cioè della produzione di valori di scambio incorporati in supporti materiali fisici, non comporta necessariamente una limitazione nella produzione di valori d’uso per mezzo di prodotti immateriali. Per questi ultimi si potrebbe conservare, almeno in parte, una forma mercantile. Tuttavia, se il mercato e il profitto possono sussistere come incentivi, non devono più costituire il fondamento del sistema.

LATOUCHE, Serge (2007), Per una società della decrescita, in Mauro Bonaiuti (a cura di), Obiettivo decrescita, EMI, Bologna, pp. 13-26.